Nel contesto di questo lavoro la fotografia diventa un linguaggio che opera per accumulo diretto e grazie al cambiamento di significato che nasce quando il mondo dei segni si fonde con il mondo fisico; questi due elementi, combinandosi, permettono una contemplazione che va oltre quella originaria. La fotografia non è pura duplicazione o un cronometro dell’occhio che ferma il mondo fisico, ma un linguaggio nel quale la differenza fra riproduzione e interpretazione, per quanto sottile, esiste e dà luogo a un’infinità di mondi immaginari. Anche gli oggetti che sembrano essere interamente descritti dalla vista possono essere, nella loro rappresentazione, come le pagine bianche di un libro non ancora scritto.