In questo lavoro mi sono interessato […] alle situazioni in cui è evidente l’aspetto più effimero, illusorio e apparentemente meno codificato, dell’uomo nei suoi momenti liberi. Sulle spiagge, durante i viaggi negli spazi destinati allo svago, alla cultura, nei momenti in cui dimentica la propria identità quotidiana per assumere quella più libera e quindi più autentica della festa, delle pause dal lavoro. L’aspetto bloccato che, quasi come statue, che spesso le persone assumono nelle fotografie di questa serie, non è la convinzione che ormai le persone non esistono e sono sostituite dai manichini, ma è invece la concezione e la convinzione che sempre e comunque, l’uomo fotografato è una fotografia. Ho fotografato molte persone di spalle, mentre osservano immagini, piante di città, carte con itinerari; in questo come in molte altre ho voluto dare alla persona un infinito numero di possibili identità, dalla mia mente di fotografo, a quella ultima: quella dell’osservatore.